Fonti primarie 3: L'uscita della nuova traduzione

All’inizio di questa serie di post (Fonti Primarie 1) abbiamo radunato le interviste ai diretti interessati quando fu annunciata la nuova traduzione, aggiungendo in seguito un prequel sulle censure dei Wu Ming (Fonti Primarie 2). Cosa è successo al momento dell’uscita, subito prima e subito dopo? Per comodità consideriamo di trovarci ancora nel “subito dopo”; vista la pletora di articoli usciti in questi giorni – un mal di testa che neanche Grond – pensiamo che questo periodo non cesserà fino a quando la traduzione Fatica non sarà presa come dato di fatto dagli appassionati, e la traduzione Alliata non sarà dimenticata. Eventi che cercheremo di non lasciar accadere.

La precedente raccolta di link – Fonti Primarie 1 – si fermava al 17/1/19. In un futuro lontano faremo un unico post riassuntivo degli articoli più importanti.

 

30/09/2019: Finalmente la nuova traduzione del «Signore degli Anelli» di Wu Ming 4.

una traduzione letteraria più fedele allo stile originale restituisce alla pagina di Tolkien un’ariosità e una scorrevolezza finora sconosciute. Lo sforzo del nuovo traduttore è stato precisamente quello di rendere lo stile di Tolkien, basato su un registro medio che ogni tanto si innalza o si abbassa bruscamente, a seconda di quale personaggio stia parlando, o di cosa stia citando; oppure ancora si arricchisce di arcaismi, giocando sull’attrito che creano questi effetti.

La traduzione Alliata non era ariosa e scorrevole? De gustibus. Rendere lo stile di Tolkien? Come scritto sotto, la nuova Poesia dell’Anello non rende lo stile di Tolkien, almeno non riguardo alla metrica. L’alternanza di registri è un ottimo espediente stilistico, ma gli scontri all’interno della stessa frase (“bella casa in una valle aprica”) generano di certo attrito… non sappiamo se l’intenzione era questa.

Dei nomi e dei consigli ai traduttori stesi da Tolkien stesso parleremo altrove. Il resto dell’articolo è condivisibile, a parte la sottile vena autocongratulatoria. Almeno non ci sono insulti ai “fan da Curva Sud”. Ci sembra interessantissima la proposta che in futuro Fatica produca un saggio critico sullo stile di Tolkien, come in Italia nessuno ha mai fatto. (sicuri? sinceramente non lo sappiamo, ma fra la mole di saggi scritti in Italia sul Professore, possibile che non ci sia nulla del genere?) Una simile opera sarebbe affascinante, purché scevra da polemiche e orientata davvero solo allo stile.

Infine, è il caso di ricordare che la nuova edizione fa a meno della datata introduzione di Elémire Zolla, nella quale venivano inusitatamente svelati trama e finale del romanzo, e lascia soltanto la prefazione di Tolkien alla seconda edizione, cioè le parole dell’autore stesso. Anche questo segna una bella discontinuità rispetto al passato. Auta i lómë, Aurë entuluva!

Dopo decenni ci siamo fatti violenza rileggendo quel mattone pazzesco che è l’intro di Zolla. Lo svelamento della trama è imperdonabile, soprattutto nell’odierna cultura schizofrenica fra no spoilersall spoilersfake news. (Ricordiamo che il TG1 annunciò il finale dei Doni della Morte senza possibilità di spegnere la tele in tempo; si può risalire addirittura all’uscita di La Minaccia Fantasma, quando la morte di Qui-Gon Jinn fu annunciata in prima pagina sul Corriere della Sera, o a La Maschera di Ferro, film non memorabile ma ben recitato e perfino bello se visto senza aspettative, quando un critico spocchioso scrisse: che cretinata, figuratevi che alla fine si scopre che X è il figlio di Y!) Oggi chi desidera sperimentare senza preconcetti un libro o un film deve ritirarsi in un eremo o affidarsi al rispetto altrui. Niente assolutismi; certi spoiler non ci danno problemi, ma scoprire prima la trama del SdA, che ci emozionò tanto per le sue catastrofi ed eucatastrofi, ci avrebbe mandato in bestia. Per fortuna all’epoca una professoressa illuminata ci consigliò di non leggere MAI un’introduzione prima del libro, nel caso specifico Il Nome della Rosa.

Se proprio il saggio di Zolla aveva da essere, sarebbe stato meglio a conclusione del libro, non all’inizio. Comunque è davvero datato, perché difende Tolkien dall’accusa di pura evasione mossa a lui e al Fantastico in quegli anni. Oggi Tolkien ha preso il suo legittimo posto nella letteratura universale, non solo di nicchia; i suoi moltissimi studiosi sono accademicamente riconosciuti, e il Fantastico è diventato un genere legittimo e sempre più apprezzato.

Quindi, siamo d’accordo sull’eliminazione dell’intro di Zolla? Con queste motivazioni, sì. Se la si considera una specie di Bibbia Satanica scritta da un pericoloso destrorso e quindi degna di essere additata come scandalo, no. E’ solo brutta. Ci sembra esagerato scomodare addirittura la Nirnaeth Arnoediad per celebrare il superamento di cotanta “oscurità” (anche perché la Nirnaeth non è andata proprio benissimo).

 

4/10/19: La Compagnia dell’Anello: Novità sulla nuova traduzione – I Cercatori di Atlantide

Citiamo di nuovo questo ottimo sito che offre una vasta gamma di opinioni, così benvenuta in tempi di muro contro muro. Prima o poi diremo ciao all’attiva Gloria Comandini, o magari ci scoprirà prima lei… non ce la facciamo a contattare in tempo reale tutti quelli che citiamo. L’articolo presenta un riassunto della situazione e vari utili link (che comunque commenteremo singolarmente). Avremmo solo un appunto sul fatto che la nuova traduzione fosse necessaria. Una revisione di Alliata/Principe, sì; una nuova traduzione motivata ideologicamente e tanto discutibile dal punto di vista stilistico, no.

 

13/10/2019: Come assassinare Tolkien: la nuova traduzione de Il Signore degli Anelli

Questo articolo è talmente sopra le righe che lo aggiungiamo ridacchiando fra noi. Non conosciamo il sito, ma a un primo, forzosamente frettoloso sguardo ci sembra un po’ troppo politico per i nostri gusti. Appartiene al tanto vituperato genere “spariamo sulla nuova traduzione a priori”, ma contiene comunque citazioni interessanti.

Sia chiaro, tradurre significa sempre reinterpretare. Il lavoro del traduttore si compie in un contesto politico e sociale ben definito, e tale è anche la percezione dei significati delle parole. Un documento non è infatti mai innocente, esso risente delle intenzioni di chi l’ha scritto, dei valori del traduttore e del lettore che legge l’opera. Esiste una branca di studi, la filologia che, come dice il dizionario è: ”La disciplina relativa alla ricostruzione e alla corretta interpretazione dei documenti letterari di una determinata cultura.” [grassetto originale]

I traduttori fra noi concordano nel dire che no, non ce n’è mai fregato un piffero del contesto politico e sociale. La prima esigenza del traduttore è di non “tradire” troppo l’autore (“dire quasi la stessa cosa” secondo Eco). La seconda è di scrivere in un linguaggio il più possibile universale. Il documento DEVE essere innocente, almeno nelle intenzioni. Ma lodiamo il riferimento alla filologia, anche se (paradossalmente!!!) non viene citato il “dizionario”, il buon vecchio Devoto-Oli, che noi possediamo in cartaceo… ma ormai superato. “Ricostruzione”, ok. “Corretta interpretazione”: chi decide se è corretta? Al meglio possiamo fare un lavoro di approssimazione asintotica presentando le fonti primarie, o quanto si avvicini maggiormente a esse. Quindi?

Siccome siamo beceri, andiamo a cercare “filologia” su Wikipedia: un insieme di discipline che studia i testi… al fine della ricostruzione della loro forma originaria attraverso l’analisi critica e comparativa delle fonti che li testimoniano, e pervenire, mediante varie metodologie di indagine, ad un’interpretazione che sia la più corretta possibile. Grassetto nostro. “La più corretta possibile” ci pare già più onesto e praticabile. Ma soprattutto Wiki menziona le FONTI. Torniamo all’articolo:

Ma la filologia è una cosa, mentre l’operazione editoriale che stiamo osservando è una voluta e violenta rilettura di un classico per ripulirlo da tutti i suoi afflati “tradizionali”. L’intento dell’operazione di Bompiani e alleati è infatti chiaramente politica. [grassetto originale]

Ora, questa è esattamente la nostra opinione. Ma l’articolo ha successo nel giustificarla? Beh, anche loro citano Wiki, quindi andiamo direttamente lì:

In Italia la prima pubblicazione parziale del libro avvenne nel 1967, quando la Casa Editrice Astrolabio pubblicò il primo tomo, La Compagnia dell’Anello, nella traduzione di Vittoria (Vicky) Alliata di Villafranca. L’operazione ebbe scarso successo, tant’è che l’editore decise di non pubblicare gli altri due volumi. Solo nel 1970 l’editore Rusconi stampò finalmente il romanzo completo, con un’introduzione di Elémire Zolla. Il testo era ancora quello usato dall’Astrolabio, ma fu profondamente rivisto e rimaneggiato dal curatore Quirino Principe, che non condivideva molte scelte di traduzione. Con poche variazioni, questo è lo stesso testo che la Rusconi (e dal 2000 la Bompiani) continua a ristampare anno dopo anno. Nel 2003, sull’onda del successo dei film di Peter Jackson, Bompiani pubblicò una nuova edizione riveduta: con il coordinamento della Società Tolkieniana Italiana, tutto il testo fu digitalizzato e corretto, eliminando circa quattrocento errori di scrittura e modificando la traduzione di alcuni termini (ad esempio, l’inglese Orc fu tradotto con “Orco” invece del precedente “Orchetto”). Nella nuova traduzione, tuttavia, sono rimasti molti errori ed omissioni. In un’intervista al Convegno Endòre di Brescia del 21 marzo 2004, Vicky Alliata di Villafranca ha difeso le sue scelte traduttive, ribadendo di avere seguito le indicazioni di Tolkien (in linea con i principi espressi successivamente in Guide to the names of the Lord of the Rings) per tradurre Orcs con “Orchetti” e in generale per la resa in italiano dei termini scartati nella revisione effettuata da Principe.

Postiamo questo tomazzo di info da Wiki perché ci rendiamo conto di non aver mai fatto una vera introduzione alle vicende italiane del SdA prima della traduzione Fatica. Linkiamo il parere di Principe come pubblicato da Endore (data?) e il PDF di “correzioni” alla traduzione Alliata (data? post 2005) che commenteremo altrove. E anche la Guida per i traduttori, di JRR Tolkien, che è stata pubblicata in Jarend Lodbell, A Tolkien Compass; non sappiamo se sia legale dare il link a un PDF, ma teniamolo così per il momento, come riferimento: commenteremo altrove anche questo.

C’eravamo a Brescia 2004. Non ci ricordiamo niente – fu forse la volta che tentammo di parcheggiare in cima al Castello con un camper perché tanto “il navigatore la dà tutta dritta”. Chi poteva supporre che 16 anni dopo sarebbe andata così? Torniamo all’articolo:

La nuova orribile copertina de La compagnia dell’Anello tradotta da Ottavio Fatica.

Abbiamo visto di peggio. Non è colpa di Fatica.

I problemi più gravi iniziano nella nuova Era del “politicamente corretto“. Bompiani ha infatti deciso di operare una seria e ben definita operazione ideologico-politico-filosofica per epurare Tolkien da ogni afflato valoriale e religioso. Ignorando i numerosi scritti dell’autore sulla natura del Bene e del Male, della fiaba e della letteratura fantastica, l’intenzione dell’editore è quella di inquadrare il Signore degli Anelli nella nuova era del politically correct. – Noi a fianco di Vittoria Alliata – Questa operazione ideologica è stata compiuta da Ottavio Fatica e dal circolo di intellettualoidi radical chic e, come direbbe Fusaro, turbocapitalisti, dei Wu Ming. [grassetto originale]

Ci sembra sempre di più che la traduzione Fatica in se stessa non sia un’ “epurazione” dei valori di Tolkien, e che il povero Fatica non abbia compiuto nessuna operazione; semplicemente, la sua traduzione ci pare brutta. Diverso è il caso dell’operazione Bompiani (promossa dall’AIST) nel cancellare la traduzione Alliata/Principe. Qui si vede l’intenzione di uscire da una qualche era di oscurità che a nostro parere non è mai esistita se non nelle menti degli -isti di qualsiasi parte. (Non sappiamo chi o cosa siano Fusaro e i turbocapitalisti, e al momento non abbiamo tempo di approfondire. Abbiamo una vaga speranza che c’entrino i Transformers.)

Poi si menziona l’articolo già citato da noi “Giù le mani da Tolkien. Sì alla poesia, no all’ideologia” da Il Giornale. Non leggiamo Il Giornale da anni perché, pur essendo un quotidiano di centrodestra quindi relativamente moderato, è ancora troppo politico per i nostri gusti. Ma le interviste che ha pubblicato sono importanti, e le abbiamo viste o le vedremo. Comunque il post che qui citiamo dice:

Niente più poesia, niente più afflato mistico-religioso, niente più eroi guerrieri e Valori immortali, ma semplice e puro politically correct. Non ci meraviglieremmo se, guarda caso, nella nuova traduzione Legolas diventasse omosessuale, Gimli transgender e Aragorn si preoccupasse delle sorti degli Orchetti che “emigrano da Mordor” in cerca di nuove possibilità lavorative.

Adesso non esageriamo. Questa è fan fiction. Non approviamo questi giudizi a priori su Fatica. Ma alla luce della sistematica censura dei tolkieniani “di sinistra” verso i tolkieniani “di destra”, possiamo anche capire la paranoia.

 

30/10/19: Esce oggi la nuova traduzione della Compagnia dell’Anello, dal sito AIST

La scelta di un traduttore di tale peso non è certamente frutto del caso, ma, come accennato all’inizio, si inquadra evidentemente in un percorso volto a collocare Tolkien tra i Grandi del Novecento, liberandolo – finalmente, è il caso di dire – dai limiti di una peraltro poco fondata appartenenza di genere. [grassetto nostro]

L’articolo è un riassunto onesto della situazione. L’unica cosa che ci lascia perplessi è questa giustificazione “evidente”. Sembra incredibile, ma il libro di Tom Shippey, “Tolkien: Author of the Century”, ha VENT’ANNI. Da vent’anni, se non da prima, Tolkien è riconosciuto come un grande della letteratura di tutti i tempi. “Grande del Novecento” è riduttivo. Inoltre non capiamo cosa sia una “poco fondata appartenenza di genere”. Tolkien è un autore fantasy, o meglio appartenente al genere Fantastico (oggi mai così riconosciuto e popolare), come Omero, Dante, Milton. Non è il genere che conta, è l’universalità. Tolkien non aveva bisogno di essere “liberato” da nulla.

I cambiamenti dei nomi: abbiamo già detto che Valforra (Rivendell) è troppo duro per una dimora degli Elfi. Passolungo non lo possiamo sentire. Passolungo il Forestale meno che mai, e l’articolo ci dà ragione. (Poi Maedhros è ossessivo-compulsivo e ancora una volta fa notare che Passolungo il Forestale ha 2 sillabe in più di Grampasso il Ramingo.) Ne parleremo in un prossimo post.

 

7/11/19: Il signore degli anelli: ecco come cambiano i nomi nella nuova traduzione

Con riferimento all’articolo del 13/10 sopra citato, questo invece appartiene al genere “spariamo sulla vecchia traduzione a priori”.

Ottavio Fatica, il nuovo traduttore, ha affrontato l’impresa con un approccio molto fedele al testo, seguendo anche indicazioni date da Tolkien stesso ai traduttori. Per questo, non mancano i cambiamenti che scateneranno l’ira funesta di certi lettori di vecchia data.

Citiamo questo articolo come esempio delle reazioni acritiche dei pro-nuova traduzione, con l’esaltazione di Fatica (che se avesse seguito davvero le indicazioni di Tolkien, i personaggi si chiamerebbero Esposito o Brambilla – non lo sapevate? chiariremo) e la simpaticissima ironia sull’ira funesta. Ci resta un dubbio atroce: come hanno fatto gli autori a confrontare originale, traduzione Alliata/Principe e traduzione Fatica in una settimana (articolo del 7 novembre, uscita della traduzione Fatica 30 ottobre) per definire “molto fedele” la traduzione Fatica??? Chiediamo per alcuni amici che devono leggersi una trilogia entro giugno per lavoro.

 

8/11/19: La traduzione di Fatica: il problema dei giudizi pre-lettura – I Cercatori di Atlantide

Condividiamo totalmente l’avversione ai giudizi preconcetti per partito preso, ma ci sembra che questo articolo erri nell’altra direzione, giustificando Fatica prima di aver letto la sua traduzione. Cita la Poesia dell’Anello, commentata più sotto su questo blog (male da noi e meglio da altri), che come biglietto da visita lascia molto a desiderare. L’articolo non regge a posteriori, dopo che la traduzione Fatica è stata letta e sono state notate così tante incongruenze, inutilità e pure e semplici brutture.

Effetto nostalgia: verissimo, ma quando crea confusione bisognerebbe pensarci su. Molto topici i riferimenti a Harry Potter e Star Wars. L’altro giorno un amico ha chiesto a Maedhros: “Ma perché parli di See-Threepio in inglese e ErreDueDiDue in italiano?” Ottimo esempio della confusione di tutti noi che amiamo le nostre saghe preferite in italiano e in originale, e spesso ci scontriamo con le incoerenze di decenni di traduzioni non coordinate. Avremmo sperato che questa confusione non si verificasse mai con Tolkien; nessuno di noi era mai stato sorpreso a parlare di “Strider e Cactaceo”. Adesso è una possibilità triste e concreta.

Tra le altre cose, c’è da tener conto anche del fatto che noi non sappiamo perché Fatica abbia tradotto La compagnia dell’anello in questo modo. Non sappiamo quale sia, esattamente, la logica dietro alle sue scelte linguistiche. Questo perché Fatica, de facto, non ha ancora aperto bocca e non ha rilasciato una singola intervista. [grassetto originale]

Fatica ha rilasciato un’intervista a Loredana Lipperini nel 2018, senza entrare nel merito della sua traduzione, ma dichiarando di non essere un lettore del SdA e criticando Alliata. Già citato da noi in Fonti Primarie 1.

Conosciamo parzialmente la logica dietro alla sua traduzione de Il signore degli anelli, ossia la maggiore aderenza allo stile di Tolkien. Infatti, la precedente traduzione Alliata-Principe, come affermavano anche altri studiosi nostrani, [l’AIST – NdFF] si prendeva moltissime libertà. [grassetto e link originali]

Se la maggiore aderenza prevede che Gandalf parli di “fare dietrofront” e mandi Sauron “a farsi benedire” (Il Consiglio di Elrond, trad. Fatica), siamo a posto.

Ringraziamo l’articolista per aver finalmente fornito un contesto alle numerose esclamazioni “Cannarsi” popolari su Facebook.

Infine facciamo outing: Samplicio ci piace.

 

10/11/19: Molto rumore per nulla? A lieto fine | la libraia virtuale

Un post bello ed equilibrato da un blog molto carino che consigliamo a tutti. Citiamo solo l’ultimo di una serie di articoli interessanti che magari riprenderemo in futuro. Almeno qui l’autrice, a differenza dei fatichiani per partito preso di cui sopra, si dà 10 giorni di tempo e ammette di aver letto “senza sosta”. Complimenti!

 

11/11/19: La nuova traduzione de “La compagnia dell’Anello” di Ottavio Fatica – Intervista di LegaNerd al presidente dell’AIST Roberto Arduini.

Ovviamente Arduini non è esattamente al di sopra delle parti, ma l’intervista ci è piaciuta. E’ equilibrata e fornisce un utile riassunto delle recenti vicende editoriali. Fondamentalmente le nostre obiezioni sono le stesse mosse all’articolo di Wu Ming sull’alternanza di registri e la scorrevolezza del testo. Di suo, Arduini tinge di una certa malinconia l’idea che la traduzione Alliata finisca per scomparire; idea che condivideremmo, se non criticassimo la traduzione Fatica per essere nata con motivazioni e pretese troppo estranee al puro amore per il testo di Tolkien.

Come mai la classica mappa della Terra di Mezzo non si trova all’interno del libro? È una scelta dell’editore. Spero e credo che l’intenzione sia quella di inserire la mappa della Terra di Mezzo nell’ultimo volume, Il Ritorno del Re.

Pessima idea, rimandare la mappa alla fine, invece di aiutare il lettore da subito a orientarsi e magari a sognare cosa avverrà in quelle regioni lontane. Inoltre la mappa è “classica” non solo perché c’è sempre stata – che ultimamente sembra l’unico motivo per cambiare certe cose – ma perché è inseparabile dal testo di Tolkien, essendo stata disegnata da lui stesso da Christopher (sia pure rivista da Principe) [edit 6/2/20]. Sembra un po’ come togliere i titoli dei capitoli per pubblicarli solo nel sommario alla fine.

Invece la versione vecchia uscirà dal commercio o rimarrà in distribuzione? Al momento tra Alliata e Bompiani c’è un contenzioso giudiziario per il rinnovo dei diritti di traduzione. Bompiani aveva offerto ad Alliata di rieditare la sua traduzione con tanto di nota della traduttrice e lo aveva comunicato a mezzo stampa tramite una dichiarazione della direttrice editoriale Beatrice Masini su un quotidiano [Il Giornale, NdFF] qualche mese fa. A quanto io sappia, la proposta Bompiani non sembra essere stata accettata, come si intuisce anche dalla risposta data dalla traduttrice su quello stesso quotidiano. A meno di clamorosi ripensamenti, credo che l’uscita dal commercio avverrà per forza di cose, perché i diritti della vecchia traduzione sono scaduti e senza rinnovo, e Bompiani non può continuare a ristamparla. Ma se questo dovesse avvenire non sarà stata una responsabilità di Bompiani, che pure aveva aperto al compromesso.

Qui c’è parecchio da sbobinare. Abbiamo in programma un post dedicato esclusivamente a questo argomento. Sembra comunque assodato che le copie della traduzione Alliata-Principe stiano scomparendo dalle librerie.

 

14/11/19: Perché non amo la nuova traduzione de Il Signore degli Anelli | L’HuffPost

A contraltare del precedente, ecco un articolo parzialmente critico verso la nuova traduzione, che difende la intro di Zolla. Il titolo è un poco fuorviante, ma le argomentazioni sono molto intelligenti e circostanziate. Non sapevamo che Fatica fosse anche un poeta, autore di due raccolte di versi. L’articolo difende l’operazione Bompiani:

E così come, nel fare versi, Fatica lavora per sottrazione, trovando un linguaggio spoglio e ficcante, così nel tradurre Tolkien ogni orpello retorico viene potato, per dare vita a una prosa immediata e fredda. La quale sarà perfettamente apprezzata da chi, appunto, vede in Tolkien un testo della narrativa Young Adult; e non sarà amata da chi crede Tolkien un autore epico. Si badi bene: non si tratta di un giudizio valoriale (l’epica, in sé, non è gerarchicamente più importante della YA), ma squisitamente estetico.

Rimandiamo all’articolo AIST del 30/10 citato qui sopra, che collocava Tolkien fra i Grandi del Novecento (anche se tale giudizio è in ritardo di vent’anni e molto limitativo, come già detto). Personalmente riteniamo l’epica e il Fantastico per adulti – che a nostro parere comprende anche l’epica – molto superiore al genere Young Adult. Ci è piaciuto il ciclo di Hunger Games, per esempio, ma supererà la prova del tempo? A questo punto sorge spontanea una domanda: lo stile di Fatica è da Grande del Novecento o da Young Adult? Le due cose si escludono a vicenda. Sarebbe bello conoscere il parere di un ragazzo che legge per la prima volta il SdA nella traduzione Fatica. Ma ci risulta difficile pensare che un ragazzo trovi scorrevole la “valle aprica”, tanto per ricadere sul solito frusto esempio.

… ho l’impressione che le nuove scelte linguistiche di Fatica, pur nella loro precisione (il significato di taluni termini, nella traduzione di Alliata, è proprio sballato rispetto all’originale, e questo nella nuova traduzione mi pare non avvenga mai) producano tuttavia sostanzialmente un risultato grottesco: l’etimologia del nome Samvise può essere più giustamente restituita semanticamente da Samplicio, ma l’atmosfera fantastica del testo, introducendo un nome del genere, si perde e ci si sente improvvisamente immersi in un romanzo di Cassola. E se certo è più corretto tradurre dicendo che Aragorn milita nei “Forestali”, tuttavia per un attimo, leggendo, rischi di non sentirti più nella Terra di Mezzo, bensì nell’ultima puntata di Un passo dal cielo insieme a Terence Hill.

Citiamo per la prima e l’ultima volta Terence Hill. No, “Forestali” non è corretto, se non nell’accezione limitatissima di un corpo di polizia. Breve digressione: range è traducibile al meglio con “catena di montagne” e to range = vagare lontano, che siano foreste, montagne o la terra di Mordor. Quindi “Ramingo” è quasi perfetto. Non contiene la sfumatura di “difensore, protettore” presente nell’accezione moderna di ranger, ma almeno non fa pensare ad Aragorn in uniforme verde.

Effetto di questo lavoro sarà altresì un’attenzione tutta nuova all’originale inglese del libro, magari con future edizioni corredate (come sempre dovrebbe essere) dal testo originale a fronte.

Questa è la parte più importante dell’articolo, una frase che dovremmo mettere come frontespizio del nostro blog. TESTO A FRONTE, “come sempre dovrebbe essere”, assolutamente. Se hanno pubblicato la HoME in 3 volumi, si può fare lo stesso con il SdA. Originale inglese, con traduzione di chicchessia a fronte. Al di là delle faccende di diritti (se lo pubblicasse la Bompiani non ci sarebbero problemi?) questa è la soluzione ideale per qualsiasi edizione tradotta di un testo in un’altra lingua, dato che andiamo verso un mondo in cui l’inglese, e speriamo molte altre lingue, saranno parlate sempre di più.

 

3/1/20: Risposte sulla nuova traduzione de Il Signore degli Anelli: Ottavio Fatica a Parma – I Cercatori di Atlantide

Da quello che sta diventando uno dei nostri blog preferiti per chiarezza e ricchezza di info, il resoconto di un intervento di Fatica il 12/12/19 a Parma. Dopo un buon riassunto sulle vicende editoriali di Tolkien in Italia, si introduce Fatica, che “non è uno specialista di fantasy”. Allora… perché?

Tolkien come totem politico della destra e i problemi con i lettori tolkieniani settari – “Tuttavia, sottolinea Fatica, noi, unica nazione al mondo, avevamo un piccolo gruppo di lettori tolkieniani di destra. La sinistra italiana, che era giovane e alternativa, non si era interessata a Tolkien. Per questo, alla destra era rimasto solo Tolkien come proprio autore di riferimento. Ciò ha portato ad eventi quali i campi hobbit, mentre nel resto del mondo questo rapporto privilegiato tra destra e Tolkien non aveva preso altrettanto piede.” Fatica osserva, poi, che: “i tolkieniani, nel bene o nel male, sono dei settari. Stanno stretti nel loro mondo chiuso e sono partiti dall’idea che la nuova traduzione avrebbe fatto sicuramente schifo.”

Caro signor Fatica… se desidera essere preso sul serio (ci scusiamo per averle dato del tu in precedenza, ora comprendiamo la sua caratura di studioso non specialista di fantasy e le daremmo addirittura del voi, da buoni cattofascisti), ci spieghi meglio la consequenzialità di questa frase: La sinistra italiana, che era giovane e alternativa, non si era interessata a Tolkien. Per questo, alla destra era rimasto solo Tolkien come proprio autore di riferimento. In tutta sincerità non capiamo la sintassi, forse perché non ci interessano destra o sinistra, o forse perché per i veri appassionati di Tolkien questi concetti non hanno importanza – si vedano tutte le persone di inclinazione progressista e non religiose incontrate su FB, a cui comunque la sua traduzione non piace. Oh, ma lei dichiara in questo articolo di non essere sui social. Guardi, la capiamo così bene… insulti da tutte le parti… non ci saremmo neanche noi, se non fossimo costretti. Dati questi precedenti, siamo assolutamente sconvolti dall’idea che i “settari” tolkieniani, “stretti nel loro mondo chiuso” (che strano, da quando ci occupiamo di Tolkien vediamo persone e luoghi di ogni genere, a che setta apparteniamo?), abbiano potuto supporre anche solo lontanamente che la traduzione avrebbe fatto schifo. Dopo mesi di insulti? INCREDIBILE!!!

(ok, insulti reciproci)

Fatica prosegue giustificando le traduzioni di vari nomi di persone e di luogo. Di nuovo non entriamo nell’argomento, in parte perché vogliamo scrivere un articolo apposta, in parte perché l’apprezzamento di un nome è molto soggettivo. Poi passa alle poesie.

Io onestamente qui non so cosa dirvi, perché improvvisamente tutti si sono improvvisati esperti, analizzando le poesie peggio di una terzina di Dante o di una strofetta di Montale. Tolkien fa delle strane forme metriche e io ho cercato di riproporre quelle, più o meno. [grassetto originale]

TUTTI? Signor Fatica, lei conosce per nome, indirizzo, inclinazione politica, religiosa o sessuale ogni singolo appassionato di Tolkien che ha desiderato dire la sua (inaudito!) sulle poesie da lei tradotte? E ci dica, in che modo è così grave analizzare una poesia di Tolkien alla stregua di Dante o Montale, che gradiremmo non citasse a sproposito dato che adoriamo entrambi? Forse lei non sa bene con chi ha a che fare, considerando TUTTI i tolkieniani (ma quelli cattofascisti, è ovvio) come una massa unica, concetto che assomiglia pericolosamente alla discriminazione di regime. Per fare un esempio infimo, noi abbiamo tradotto in inglese “Spesso il male di vivere ho incontrato” per amici anglofoni, dibattendo a lungo sull’ambiguità di quel “che schiude”. Non abbiamo forse il diritto di affrontare allo stesso modo le poesie di Tolkien (a detta di alcuni non un grande poeta, ma capace di raggiungere vette sublimi) e la loro traduzione? Ci dica.

Anche perché ‘sto misterioso Tolkien “fa delle strane forme metriche” (speriamo vivamente che questa intervista sia la trascrizione di una conversazione; tutti noi parliamo peggio di come scriviamo, e può capitare di usare frasi inusitate come “fare forme metriche”, per non parlare di quel superfluo “delle” – “ho fatto delle polpette ieri sera”). Strane? A occhio e croce la metrica pur varia di Tolkien si adatta sempre a forme metriche normalissime, magari quelle dell’anglosassone o Old English – lei conosce l’Old English, signor Fatica? Noi non tanto, ma lo sforzo di capire lo facciamo. Per sicurezza la rimandiamo a uno studioso che capisce di metrica più di noi.

Arriveranno presto Fonti Primarie 4, ma adesso siamo troppo stanchi e arrabbiati.

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