Fatica a Trento: la risposta di Tolkien

Dopo una settimana in cui abbiamo detto addio a vita, lavoro e sonno (amici e familiari non ne abbiamo), avendo radunato appunti e ricordi, diamo alfine seguito al precedente post scritto a caldo, in cui abbiamo saltato un paio di passaggi. Come al solito Giuseppe Scattolini ci ha battuti. Quasi contemporaneamente al nostro articolo è uscito anche il resoconto di AIST, in cui viene corretto l’errore su Old Gerontius, e di Cercatori di Atlantide, che si dilunga sulle domande più di quanto non siamo riusciti a fare noi.

Confermiamo che non solo Luca Manini, ma tutti gli altri relatori di Trento sono stati graditissimi, e molto più efficaci di Fatica. Forse anche per scelte tecniche e organizzative; ma questo è un problema complesso che rimandiamo a un futuro post (forse). Abbiamo ironizzato sul “Fallire sempre meglio” soltanto in relazione all’intervento di Fatica. Nella nostra esperienza, la traduzione di un testo è di rado un fallimento; piuttosto è una curva asintotica che idealmente si avvicina sempre più alla linea retta (l’originale) senza mai raggiungerla, all’infinito.

E’ stato confermato che gli atti del convegno verranno pubblicati a marzo sul n. 2 dei Quaderni di Arda. Nel frattempo, la Voce di Arda sta organizzando una puntata speciale per sabato 12 dicembre alle 16:30, con i traduttori e studiosi Gianluca Comastri, Costanza Bonelli, Enrico Spadaro, Francesca Montemagno e Paola Cartoceti.

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Giochino: Quanti ragni vedete?

Shelob = Aragne, in traduzione Fatica. Può piacere o no, ma ci sono considerazioni oggettive da fare, sulle quali abbiamo ancora vari dubbi e invitiamo i lettori a commentare e suggerire.

Esiste un sostantivo femminile aragna, indicato dai più importanti dizionari come antiquato per “ragno”. Sarebbe una resa perfetta del nome creato da Tolkien: she + lob, dove lob è un termine antiquato-popolare per “ragno”.

1_ Un primo problema è: perché Fatica non ha scelto Aragna? Su Cercatori di Atlantide ci sono varie considerazioni approfondite e confronti con traduzioni in altre lingue, ma anche loro non sanno dare una risposta. Aggiungono però che Fatica non ha usato Aracne perché avrebbe ricordato troppo la mitologia greca, che non ha posto nella Terra di Mezzo (ma anfitrione sì).

2_ Ciò porta al secondo problema: a parte le battute becere che come sapete disapproviamo, a molti lettori Aragne fa pensare comunque ad Aracne, con quella E finale. Ricorda un poco il caso di Aule con la maiuscola nella Poesia dell’Anello, corretto nel volume unico. Non solo: Aragne è un’alternativa di Aracne ben attestata nella letteratura italiana: “O folle Aragne, sì vedea io te / già mezza ragna, trista in su li stracci / de l’opera che mal per te si fé.” (Purgatorio XII, 43-45)

3_ Il terzo problema è quello che più ci lascia perplessi. La maggior parte dei dizionari riporta aragna/aragne o aragna (aragne), ma senza specificare se aragne sia una versione alternativa o un plurale. Sembrerebbe trattarsi del primo caso; infatti quelli che abbiamo consultato non riportano affatto aragne oppure rimandano ad aragna. Ma c’è un’eccezione illustre (una sola, a questo punto delle ricerche, a parte il Wikizionario): il Grande Dizionario Italiano Hoepli riporta aragne come alternativo o PLURALE di aragna.

Fatica ha dunque tradotto Shelob al plurale? Non possiamo esserne sicuri. Se riusciamo glielo chiederemo oggi alle 15, al Convegno di Trento.

Precisazioni su Prancing Pony

Capita spesso di incontrare su FB considerazioni positive o negative sulla traduzione di Fatica “Cavallino Inalberato”, che secondo lui è più fedele alle regole dell’araldica. Rispondiamo ogni volta che possiamo, nello spirito espresso un paio di articoli fa: noi facciamo notare le criticità con fatti precisamente documentati, poi tutti leggano quello che vogliono (se possibile, l’originale di Tolkien).

Ci è capitato però di fornire risposte abborracciate, come direbbe Fatica, perché la nostra ricerca va sempre più a fondo e scopriamo di continuo dati che non conoscevamo, anche grazie a chi ci dà suggerimenti (sempre ben accetti).

Le nostre obiezioni a “Cavallino Inalberato” sono cinque:

1_ Un pony non è precisamente un piccolo cavallo (e questo vale per tutte le altre istanze nel testo in cui pony è stato tradotto così); la faccenda è più complessa. Vi rimandiamo a Wikipedia, che va sempre presa con le pinze, ma ha il vantaggio di offrire una vagonata di fonti originali, alcune anche su Internet, quindi consultabili da chiunque voglia controllare o approfondire. Nel dubbio, sarebbe meglio tenere il termine specifico pony.

2_ Si perde l’allitterazione. Alliata traduce Puledro ImPennato, che è sempre impreciso per quanto riguarda il pony, ma tramite l’assonanza restituisce la sonorità dell’originale.

3_ Fatica non capisce il contesto. Lo abbiamo già detto e stradetto: sembra improbabile che il rozzo oste di una locanda di frontiera tenga particolarmente all’araldica. Magari da ragazzino aveva un vivace pony amatissimo. Il lettore, a parte pochi studiosi e appassionati specifici, quando trova “inalberato” non pensa “wow, che precisione araldica, ora capisco meglio Tolkien”.

4_ Sono 4 sillabe in più. Sarà un nostro pallino, ma ricordiamoci che parliamo di colui che esordì sulla scena nazionale contando a sproposito gli errori di Alliata, e tuttora pesa con il bilancino gli “errori” di TOLKIEN che non doveva usare “gioviale” perché i Romani non esistevano nella Terra di Mezzo (però “anfitrione” va bene). Non abbiamo quindi alcuno scrupolo nel trattarlo allo stesso modo, ma con cognizione di causa. Prancing Pony = 4 sillabe. Puledro Impennato = 6 sillabe. Cavallino Inalberato = 8 sillabe. E’ lo stesso problema di The Sword that was broken (6 sillabe) = La-Spada-che-ha-subito-il-danno (9 sillabe), a parte tutte le altre considerazioni sul registro completamente sbagliato e sulla complicazione di una frase semplicissima.

5_ Infantilismo. Ci siamo accorti di questo fatichismo leggendo il volume unico. Pony = cavallino. Pipe weed = erba piparina (notate anche le 6 sillabe). Evenstar = Stella Vespertina, particolarmente nella descrizione stucchevole “Regina Stella Vespertina”. Fatica dichiara ogni volta di rivolgersi al “ragazzo” o “ragazzino” come suo lettore ideale, ma questo linguaggio va bene dai 3 ai 6 anni. Meno male che Tolkien dovrebbe essere un classico.

Il Concilio di Trento

Convegno AIST di Trento, presente Fatica (Articolo AIST).

Bellissima iniziativa, ma abbiamo qualche problema su come è presentata.

Giuseppe Scattolini ha già fatto una disamina dell’articolo AIST su Tolkien Italia. Noi ci limitiamo ad aggiungere qualche considerazione.

1. … le critiche che la nuova traduzione ha ricevuto in Italia, le quali potrebbero essere ridotte a due, paradossalmente opposte: lessico troppo prosaico; lessico troppo arcaico e poetico.

[grassetto nostro]

A questo punto, con tutto il rispetto possibile, ci sorge il dubbio: ci sono o ci fanno? Noi non siamo nessuno, ma studiosi più titolati continuano a ripetere all’infinito che:

IL LESSICO DI FATICA NON CORRISPONDE AL LESSICO DI TOLKIEN E LE SUE SCELTE TRADUTTIVE (USO DI TERMINI DESUETI, TECNICI O REGIONALI) NON FUNZIONANO COME RESA DELLO STILE UNICO DI TOLKIEN.

(vedi nostro articolo sulla Lettera 171)

Escludiamo che AIST non abbia ancora recepito questa critica. Se la pensano in modo diverso e spiegano chiaramente il loro punto di vista, come nel loro articolo sulla Lettera 171 da noi citato, la discussione costruttiva è possibile; ma se dicono “paradossalmente” prendono per scemi tutti coloro che obiettano alla traduzione Fatica.

2. È stata la nuova traduzione italiana a farci scoprire che il romanzo non è scritto tutto con lo stesso registro linguistico, lo stesso lessico e lo stesso stile, bensì ha un andamento che corrisponde a quello della storia narrata.

Qualsiasi lettore della traduzione Alliata/Bompiani può testimoniare che il registro cambia eccome. Ne sono prova le preferenze per una sezione o per un’altra: da chi non ama la parte della Contea perché troppo giocosa, a chi ha difficoltà a leggere le parti delle battaglie nel Ritorno del Re perché troppo epiche.

3. Così abbiamo scoperto anche che la prosa allitterativa dell’autore può produrre frasi come «Éowyn fell forward upon her fallen foe», che nemmeno la nuova traduzione poteva riuscire a rendere del tutto («Éowyn cadde in avanti sul nemico caduto»), e tuttavia abbastanza perché qualche improvvisato e improvvido commentatore la bollasse come una ripetizione antiestetica.

Siamo improvvisati e improvvidi commentatori. Come dicevamo nell’articolo citato, le allitterazioni e assonanze di Fatica funzionano per rendere lo stile di Tolkien, ma non il lessico, in questo caso la ripetizione cadde/caduto. IN INGLESE LA RIPETIZIONE E’ NORMALE E NON CACOFONICA COME IN ITALIANO. L’inglese è ricco di parole monosillabiche, e deve sempre specificare il soggetto. Quindi il proverbiale he said, she said non urta un inglese quanto un italiano. Un traduttore italiano deve sperticarsi con “disse, affermò, dichiarò, obiettò” e simili per rendere uno stile che è tipico della lingua inglese. Éowyn cadde in avanti sul nemico caduto è una ripetizione antiestetica. L’INGLESE NON SEGUE LE STESSE REGOLE DELL’ITALIANO.

Scusate il maiuscolo, ma questi sono concetti che vanno spiegati e rispiegati per far capire su cosa si basano le obiezioni a Fatica. Ci piacerebbe che si smettesse di citare Cannarsi e di usare sarcasmo gratuito, e che invece ci si concentrasse sui FATTI che noi e altri cerchiamo di diffondere. Su Facebook si incontrano sempre più spesso nuovi lettori, per lo più in buona fede, che scoprono ora il SdA e non sanno cosa c’è dietro alla traduzione Fatica; bisogna metterli in grado di capire cosa stanno leggendo e in che rapporto è con l’originale, e se possibile incoraggiarli ad avvicinarsi all’originale, non stroncarli con battutine futili che fanno fare brutta figura a tutti noi.

(Meno in buona fede sono coloro che partono con “Io non ho letto l’originale, ma è ovvio che la nuova traduzione è più fedele, e se preferite la vecchia siete fascisti”. Purtroppo non ce lo stiamo inventando.)

4. Dobbiamo iscriverci per assistere alle conferenze? Non siamo pratici di Zoom e forse è necessario, ma se non lo fosse facciamo notare che al Salone di Torino, a Lucca, alla Voce di Arda si può assistere o ascoltare senza doversi iscrivere. Ci pare un po’ troppo facile dichiarare in seguito AVEVAMO 50.000 ISCRITTI quando la maggior parte magari non è riuscita a partecipare per una qualsiasi ragione.

Attendiamo con grande curiosità, soprattutto in vista di un futuro saggio di Fatica sulle sue scelte traduttive. Vorremmo tanto che il suo intervento non fosse una fotocopia di Torino 2018 e di Parma e Modena 2020. Vorremmo sentirgli esprimere passione e rispetto per il testo che ha tradotto, non critiche ad Alliata, ai fans e a Tolkien stesso. Vorremmo che i rappresentanti AIST presenti fossero attenti a rettificare le sue osservazioni errate (l’anima non esiste nella Terra di Mezzo etc). Altrimenti tutto il lavoro dovremo farlo noi come al solito.

Aurë entuluva!

Il volume unico e le edizioni inglesi

Il 28 ottobre è uscito Il Signore degli Anelli di Fatica in volume unico. Uno sguardo forzosamente rapido al testo e l’articolo AIST Esce il volume unico de Il Signore degli Anelli (28/10) ci hanno confermato che sono state apportate correzioni. Fra quelle da noi segnalate in questo blog, troviamo:

  • Aule con la maiuscola nella Poesia dell’Anello: ora è minuscolo. Bene, non sembra più una strizzatina d’occhio ai lettori del Silmarillion.
  • Merry e Pippin non sono più scambiati fra loro nella Compagmia.
  • Migliorato l’inizio di Eärendil (anche se c’è sempre quell’oziare), e Manwë è diventato Antico Re, più confacente di vecchio. Rimangono gli errori di traduzione di nor light he sought (oggetto di futuro studio) e jewels wan.

Tuttavia l’articolo AIST rivela un paio di cose che ci lasciano perplessi:

  • Evenstar (riferito ad Arwen) uniformato in Stella Vespertina come nel Ritorno del Re. Ci pare più goffo di Stella del Vespro (e più lungo: 6 sillabe al posto di 5) e la frase “la Regina Stella Vespertina” sembra uscita da un racconto per bambini.
  • Fell (crudele, feroce, spietato), prima tradotto con fero, è stato uniformato in fello. La spiegazione è identica a quella dell’articolo di Guglielmi (17/09), e anche la nostra risposta è la stessa. “Nel volume unico il traduttore ha rettificato la resa dell’Old English, preferendo un più letterale fello/a, parola italiana che ha la stessa etimologia dell’originale inglese (< felon < fel) e la stessa arcaicità. Nell’inglese moderno infatti l’aggettivo fell è considerato di uso poetico, ma Tolkien se ne infischia e lo usa nella sua prosa letteraria in almeno venti occorrenze. Fatica replica la scelta dello scrittore per dare alla prosa italiana lo stesso effetto arcaico che ha nell’inglese.” Non siamo convinti che a un anglofono fell suoni così brutto e incomprensibile come fello suona a noi personalmente, per quanto usato da Dante. Ricordiamo le parole di Tolkien nella Lettera 171: a real archaic English is far more terse than modern. Quindi l’italiano arcaico dovrebbe essere altrettanto limpido.

Nel frattempo siamo venuti a sapere da fonti varie che, come è ovvio, anche le edizioni ORIGINALI di The Lord of the Rings hanno sempre contenuto refusi e varianti. Quindi ci vorrebbe uno studio preciso su quale edizione seguisse Alliata quando traduceva per Astrolabio e successivamente per Bompiani, e quale abbia seguito Fatica. Purtroppo è un lavoro troppo pesante per noi, ma vi segnaleremo istanze particolari quando ne verremo a conoscenza.