Fatica a Trento: la risposta di Tolkien

[Edit maggio 2021: abbiamo corretto un errore su Carmelo/Calvario dovuto alla nosta ignoranza. Segnaliamo inoltre che sono usciti i Quaderni di Arda con gli atti del Convegno di Trento. Almeno parte degli interventi, fra cui quello di Fatica, si trova sul sito I Quaderni di Arda.]

Dopo una settimana in cui abbiamo detto addio a vita, lavoro e sonno (amici e familiari non ne abbiamo), avendo radunato appunti e ricordi, diamo alfine seguito al precedente post scritto a caldo, in cui abbiamo saltato un paio di passaggi. Come al solito Giuseppe Scattolini ci ha battuti. Quasi contemporaneamente al nostro articolo è uscito anche il resoconto di AIST, in cui viene corretto l’errore su Old Gerontius, e di Cercatori di Atlantide, che si dilunga sulle domande più di quanto non siamo riusciti a fare noi.

Confermiamo che non solo Luca Manini, ma tutti gli altri relatori di Trento sono stati graditissimi, e molto più efficaci di Fatica. Forse anche per scelte tecniche e organizzative; ma questo è un problema complesso che rimandiamo a un futuro post (forse). Abbiamo ironizzato sul “Fallire sempre meglio” soltanto in relazione all’intervento di Fatica. Nella nostra esperienza, la traduzione di un testo è di rado un fallimento; piuttosto è una curva asintotica che idealmente si avvicina sempre più alla linea retta (l’originale) senza mai raggiungerla, all’infinito.

E’ stato confermato che gli atti del convegno verranno pubblicati a marzo sul n. 2 dei Quaderni di Arda. Nel frattempo, la Voce di Arda sta organizzando una puntata speciale per sabato 12 dicembre alle 16:30, con i traduttori e studiosi Gianluca Comastri, Costanza Bonelli, Enrico Spadaro, Francesca Montemagno e Paola Cartoceti.

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Fallire sempre meglio e sempre di più

Abbiamo appena finito di seguire l’intervento di Fatica a Trento. Ovviamente posteremo un’analisi più dettagliata in un futuro articolo, ma il succo può essere riassunto in poche parole.

Fatica ha esordito con una serie di critiche a Tolkien da parte di altri scrittori e intellettuali. Un accenno agli anacronismi gli ha permesso di introdurre lo stesso intervento di Parma e Modena; solo che questa volta aveva davanti uno script (il futuro saggio sulle scelte traduttive, come avevamo auspicato?) e non ha potuto dilungarsi in risatine e battute sconcie. In breve, Tolkien è incoerente perché usa soul bla bla; praticamente non potrebbe usare nessuna parola che non fosse in uso nel Medioevo, come “matita”. Ha commentato un paio di proprie scelte, già sentite anche quelle; un po’ poco per un intervento intitolato Fidarsi del racconto: ritradurre Il Signore degli Anelli.

Il nostro Enrico Spadaro ha chiesto se Fatica conosce le parole fëa e hroa (anima e corpo). Risposta: no. Peccato che non abbiamo avuto la presenza di spirito di cambiare schermo e guardare la faccia di Arduini.

Ma soprattutto, è stata posta la domanda cruciale:

Fatica ha capito che Tolkien finge di tradurre in inglese CORRENTE un manoscritto in Ovestron?

La domanda è stata dapprima accantonata, forse Ovestron era una parola troppo difficile (dev’essere qui che Fatica ha risposto “Non ho capito la domanda”, ma controlleremo), poi ripetuta in parole da prima elementare e ignorata; infine ha fatto irruzione al microfono la nostra Costanza Bonelli, che ha cercato di spingere Fatica a rispondere direttamente. Soprattutto sul fatto che Tolkien in originale è perfettamente comprensibile in inglese. Fatica ha ribadito che non è vero, Tolkien è del tutto incomprensibile, ci sono interi dizionari etc. Costanza gli ha chiesto a che tipo di lettore si rivolge. “Non ho capito la domanda”. Lei lo ha quasi ammazzato e il moderatore ha fermato tutto.

Fatica è stato seguito dal traduttore di “Beren e Lùthien”, Luca Manini, calmo, professionale, competente, umile. Detto tutto.

Giochino: Quanti ragni vedete?

Shelob = Aragne, in traduzione Fatica. Può piacere o no, ma ci sono considerazioni oggettive da fare, sulle quali abbiamo ancora vari dubbi e invitiamo i lettori a commentare e suggerire.

Esiste un sostantivo femminile aragna, indicato dai più importanti dizionari come antiquato per “ragno”. Sarebbe una resa perfetta del nome creato da Tolkien: she + lob, dove lob è un termine antiquato-popolare per “ragno”.

1_ Un primo problema è: perché Fatica non ha scelto Aragna? Su Cercatori di Atlantide ci sono varie considerazioni approfondite e confronti con traduzioni in altre lingue, ma anche loro non sanno dare una risposta. Aggiungono però che Fatica non ha usato Aracne perché avrebbe ricordato troppo la mitologia greca, che non ha posto nella Terra di Mezzo (ma anfitrione sì).

2_ Ciò porta al secondo problema: a parte le battute becere che come sapete disapproviamo, a molti lettori Aragne fa pensare comunque ad Aracne, con quella E finale. Ricorda un poco il caso di Aule con la maiuscola nella Poesia dell’Anello, corretto nel volume unico. Non solo: Aragne è un’alternativa di Aracne ben attestata nella letteratura italiana: “O folle Aragne, sì vedea io te / già mezza ragna, trista in su li stracci / de l’opera che mal per te si fé.” (Purgatorio XII, 43-45)

3_ Il terzo problema è quello che più ci lascia perplessi. La maggior parte dei dizionari riporta aragna/aragne o aragna (aragne), ma senza specificare se aragne sia una versione alternativa o un plurale. Sembrerebbe trattarsi del primo caso; infatti quelli che abbiamo consultato non riportano affatto aragne oppure rimandano ad aragna. Ma c’è un’eccezione illustre (una sola, a questo punto delle ricerche, a parte il Wikizionario): il Grande Dizionario Italiano Hoepli riporta aragne come alternativo o PLURALE di aragna.

Fatica ha dunque tradotto Shelob al plurale? Non possiamo esserne sicuri. Se riusciamo glielo chiederemo oggi alle 15, al Convegno di Trento.

Precisazioni su Prancing Pony

Capita spesso di incontrare su FB considerazioni positive o negative sulla traduzione di Fatica “Cavallino Inalberato”, che secondo lui è più fedele alle regole dell’araldica. Rispondiamo ogni volta che possiamo, nello spirito espresso un paio di articoli fa: noi facciamo notare le criticità con fatti precisamente documentati, poi tutti leggano quello che vogliono (se possibile, l’originale di Tolkien).

Ci è capitato però di fornire risposte abborracciate, come direbbe Fatica, perché la nostra ricerca va sempre più a fondo e scopriamo di continuo dati che non conoscevamo, anche grazie a chi ci dà suggerimenti (sempre ben accetti).

Le nostre obiezioni a “Cavallino Inalberato” sono cinque:

1_ Un pony non è precisamente un piccolo cavallo (e questo vale per tutte le altre istanze nel testo in cui pony è stato tradotto così); la faccenda è più complessa. Vi rimandiamo a Wikipedia, che va sempre presa con le pinze, ma ha il vantaggio di offrire una vagonata di fonti originali, alcune anche su Internet, quindi consultabili da chiunque voglia controllare o approfondire. Nel dubbio, sarebbe meglio tenere il termine specifico pony.

2_ Si perde l’allitterazione. Alliata traduce Puledro ImPennato, che è sempre impreciso per quanto riguarda il pony, ma tramite l’assonanza restituisce la sonorità dell’originale.

3_ Fatica non capisce il contesto. Lo abbiamo già detto e stradetto: sembra improbabile che il rozzo oste di una locanda di frontiera tenga particolarmente all’araldica. Magari da ragazzino aveva un vivace pony amatissimo. Il lettore, a parte pochi studiosi e appassionati specifici, quando trova “inalberato” non pensa “wow, che precisione araldica, ora capisco meglio Tolkien”.

4_ Sono 4 sillabe in più. Sarà un nostro pallino, ma ricordiamoci che parliamo di colui che esordì sulla scena nazionale contando a sproposito gli errori di Alliata, e tuttora pesa con il bilancino gli “errori” di TOLKIEN che non doveva usare “gioviale” perché i Romani non esistevano nella Terra di Mezzo (però “anfitrione” va bene). Non abbiamo quindi alcuno scrupolo nel trattarlo allo stesso modo, ma con cognizione di causa. Prancing Pony = 4 sillabe. Puledro Impennato = 6 sillabe. Cavallino Inalberato = 8 sillabe. E’ lo stesso problema di The Sword that was broken (6 sillabe) = La-Spada-che-ha-subito-il-danno (9 sillabe), a parte tutte le altre considerazioni sul registro completamente sbagliato e sulla complicazione di una frase semplicissima.

5_ Infantilismo. Ci siamo accorti di questo fatichismo leggendo il volume unico. Pony = cavallino. Pipe weed = erba piparina (notate anche le 6 sillabe). Evenstar = Stella Vespertina, particolarmente nella descrizione stucchevole “Regina Stella Vespertina”. Fatica dichiara ogni volta di rivolgersi al “ragazzo” o “ragazzino” come suo lettore ideale, ma questo linguaggio va bene dai 3 ai 6 anni. Meno male che Tolkien dovrebbe essere un classico.