Addenda et Corrigenda

Ovviamente non siamo riusciti a mantenere il nostro programma di gennaio, ma la giornata è ancora lunga. Per ora servono un paio di precisazioni riguardo ai nostri post precedenti.

  1. Ci siamo resi conto che per citare la traduzione Alliata abbiamo pescato un po’ dall’edizione Rusconi e un po’ dall’edizione Bompiani, revisionata dalla STI, per intenderci quella in cui scompaiono gli “orchetti”. Non crediamo di aver fatto grossi errori, ma ci staremo più attenti e correggeremo eventuali discrepanze; d’ora in avanti ci atterremo solo all’edizione Bompiani, definita “traduzione Alliata/Principe”, quando non sia necessario fare un riferimento specifico all’edizione Rusconi.
  2. Abbiamo scoperto che l’analisi della Poesia dell’Anello è stata già eseguita, con molta più competenza di noi, da Kelopoeta, un blog eccellente su tutto ciò che è traduzione e poesia.
  3. Da aggiungere anche una recensione alla traduzione Fatica di Moby Dick a cura di Luigi Sampietro sul Sole 24 Ore.

Commento testuale: La Canzone di Bilbo (I sit beside the fire and think)

Originale:

I sit beside the fire and think
of all that I have seen,
of meadow-flowers and butterflies
in summers that have been;

Of yellow leaves and gossamer
in autumns that there were,
with morning mist and silver sun
and wind upon my hair.

I sit beside the fire and think
of how the world will be
when winter comes without a spring
that I shall ever see.

For still there are so many things
that I have never seen:
in every wood, in every spring
there is a different green.

I sit beside the fire and think
of people long ago,
and people who will see a world
that I shall never know.

But all the while I sit and think
of times that were before,
I listen for returning feet
and voices at the door.

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Commento testuale: La Via prosegue senza fine (The Road goes ever on and on)

Originale:

The Road goes ever on and on
Down from the door where it began.
Now far ahead the Road has gone,
And I must follow, if I can,
Pursuing it with weary feet,
Until it joins some larger way,
Where many paths and errands meet.
And whither then? I cannot say.

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Fatica, Moby Dick e Sauron entrano in un bar…

… e li cacciano perché ormai non se ne può più.

Seriamente. Fatica è di certo uno studioso, un traduttore e un poeta importante. Il suo principale vanto citato da chi sostiene la nuova versione del SdA è la traduzione di Moby Dick. Che non possiamo giudicare, perché abbiamo letto e amato quel libro solo in inglese.

Per inciso, Fatica ha da dire la sua sulla traduzione Pavese, quel povero ragazzino inesperto, proprio come Alliata quando tradusse il SdA. Il modus operandi del fare appello alla giovane età è sospetto. Non abbiamo letto neanche la traduzione Pavese, ma a questo punto ci viene voglia di cercare l’edizione Adelphi che presenta il testo del 1941, riveduto, corretto e dotato di prefazione da Pavese stesso rispetto alla sua prima traduzione del 1932. (Per chi volesse approfondire, ecco un erudito confronto fra le due versioni di Pavese.) [Edit: anche una recensione di Luigi Sampietro della traduzione Fatica di Moby Dick.] Nel 1941 Pavese aveva 33 anni, non esattamente l’erba di ieri sera, ed era già narratore e poeta. Ma tant’è:

8/11/2015: Non chiamatelo Ismaele, da Il Corriere della Sera – Intervista a Ottavio Fatica sulla traduzione di Moby Dick

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E se l’Italia si stufa di Tolkien?

Non stiamo parlando dei litiganti storici, che non si stuferanno mai di litigare. A questo punto ci pare una partita di calcio, ma molto più noiosa e irritante: i “cattofascisti” segnano rifiutando in blocco la traduzione Fatica, i “comunisti mangiabambini” rispondono con l’ennesimo articolo-bordata colmo di insulti e sarcasmo, l’arbitro Bompiani espelle dal campo la traduzione Alliata/Principe…

Si spera che, mentre il fastidioso rumore della telecronaca urlata continua a uscire da un TV privo del controllo volume, nascano nuovi contributi e iniziative di valore come The Tree of Tales, e nuovi appassionati di tutte le età portino avanti l’amore per Tolkien.

Ma la gente “normale”? O anche gli appassionati seri e brillanti (ne conosciamo) che non vogliono avere niente a che fare con le attività tolkieniane proprio per odio delle polemiche? I ragazzini che hanno visto solo i film? Magari verranno fra due weekend a Novegro per il Potteraduno e sentendo parlare di un intervento su Tolkien diranno al meglio “Chi? Quello che fa sempre litigare mamma e papà? Lasciamo perdere.” Se poi sono fra quelli che approfittano del cambiamento climatico per bigiare la scuola, anziché manifestare di domenica, la reazione potrebbe essere “Chi? Quel vecchio fascista sostenitore di Trump?” e tanti saluti.

Tolkien continuerà a essere una colonna della letteratura universale, al di là di qualsiasi genere. Ma forse languirà nelle biblioteche e sui ripiani alti delle librerie. Magari lo si studierà forzosamente a scuola con lo stesso entusiasmo con cui molti studenti sopportano Dante e Manzoni. Magari qualche insegnante illuminato tenterà di far capire l’attualità delle parole di Gandalf a Frodo riguardo a Gollum – che non abbiamo ancora osato leggere nella traduzione Fatica – forse avventurandosi coraggiosamente sul ruolo della Provvidenza nel SdA. La reazione stanca e annoiata potrebbe essere il rifiuto di tanta retorica, che poi si sa, anche se le divergenze politiche dovessero essere per allora superate, erano brutti tempi.

Siamo di umore apocalittico. Dopotutto, perché non abbiamo “messo la faccia” su questo blog, preferendo un fragile anonimato? Non abbiamo voglia di essere coperti di insulti personalmente oltre che indirettamente. (Non succederebbe perché non siamo nessuno, ma la paranoia è una brutta cosa.) Andremo avanti, ma non ci stupiremmo se quando nessuno ricorderà più questa vicenda, e la traduzione Fatica regnerà sovrana, ci sarà un po’ meno hobbitudine in Italia, un po’ meno amici che si fanno gli auguri con le parole “La Via prosegue senza fine”, perché “La Strada s’en va ininterrotta” non lo dice nessuno.