Nightshade

Nell’articolo in cui commentiamo l’intervento di Fatica a Modena (ripubblicato qui sopra) avevamo scritto:

Nightshade compare UNA volta nel SdA, nella Canzone di Tinúviel: Long was the way that fate them bore, / O’er stony mountains cold and grey, / Through halls of iron and darkling door, / And woods of nightshade morrowless.

La belladonna è una pianta (da cui si trae un veleno), e ci sembra chiaro che qui Tolkien, amante delle piante più minuscole, parli di boschi popolati di belladonna. L’oscurità è implicita in morrowless. Non capiamo l’obiezione.

SBAGLIATO. Nightshade compare anche nelle Due Torri:

As nightshade was closing about them Aragorn halted.

Probabilmente Fatica si riferiva a questo passo, nel dire (intervento Modena):

Ha inoltre notato che Tolkien usa “nightshade’ nel senso di oscurità che non esiste in inglese, mentre a un lettore inglese il primo significato che gli viene in mente è il veleno Belladonna, a dimostrazione del gusto che ha Tolkien nel lavorare sulle parole e sugli effetti che hanno nel lettore.

Rimane il punto che Tolkien può usare le parole come meglio preferisce. Non possiamo in questo momento controllare se e quante volte nightshade sia stato usato nella letteratura inglese nel senso di “oscurità”, ma vale il contesto. Se la nightshade si chiude attorno a loro, sembra ovvio che Aragorn non si riferisca alla belladonna o al veleno.

Ci ragioniamo e vi faremo sapere.

Storia di un orsacchiotto di peluche (parte quarta)

Dedicato a Papà

Era il 2015, l’anno in cui cambiò tutto. Ti eri già tuffata nella HoME, stavi preparando l’intervento di fine primavera sulla Athrabeth Finrod ah Andreth.

Poi è successo.

Ce lo scrivi piangendo, ma come dice Gandalf non tutte le lacrime sono un male, anzi. Ancora non ce la fai a pensare a lui senza sentirti in dovere di essere forte, di non fare la bambina. Ma tu sei una bambina, lo sei sempre stata e sempre lo sarai, è giusto. Una bambina con gli entusiasmi e le rabbie dell’infanzia, una bambina che adesso è senza il suo papà, e che deve essere l’uomo di casa. Piangi e sii orgogliosa.

E non riesci a non pensare a tutto ciò che hai perso del tuo già minuscolo mondo: il mare, la casa con la terrazza, la barca, il panino con birra al porto e le chiacchierate dopo le uscite a vela e il bagno nella caletta. Non hai più quell’abbronzatura pazzesca, forse non la riavrai mai.

Avevi già il testo, ma alla fine ci sbattesti dentro quelle parole di Aragorn: “Guarda! Non siamo vincolati per sempre a ciò che si trova entro i confini del mondo, e al di là di essi vi è più dei ricordi. Addio!” Come hai fatto a pronunciarle così impassibile?

E adesso leggi “Guarda! noi non siamo eternamente confinati entro i cerchi del mondo e, al di là, c’è più che il ricordo. Addio!” Non è brutto, ma ti fa schifo. Perché non sono le parole che hai dedicato a tuo papà.

Massì, tanto è solo un peluche.

Lettera 171 e arcaismi: un altro punto di vista

Mentre stiamo recuperando gli eventi dei 4 mesi scorsi, perduti per colpa di voi sapete chi, Eru ha voluto che proprio ieri uscisse l’articolo AIST a firma Wu Ming 4, Tolkien e l’arcaismo nel Signore degli Anelli, che prende in cosiderazione proprio la lettera 171 a Hugh Brogan. Ottimo articolo, che però trascura quel dettaglio…

Questa stessa lettera 171 è stata commentata in maggio – subito dopo l’intervento di Fatica al Salone del Libro, vedi precedente post – per La Voce di Arda, da Paola Cartoceti e Costanza Bonelli. (Paola 65′, Costanza 85′)

Per la lettera usiamo la Traduzione di Lorenzo Gammarelli. (Tutti i grassetti sono nostri.) Ci scusiamo per la pessima formattazione, colpa di WordPress.

I punti essenziali sono:

  1. Semplicità della lingua arcaica
  2. Importanza dell’ “orecchio”
  3. Uso del “linguaggio moderno”
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Fonti Primarie: Fatica e Arduini al Salone del Libro di Torino, 16/5/20

“Ritradurre il Signore degli Anelli”: dialogo fra Ottavio Fatica, Roberto Arduini, Loredana Lipperini e Ilide Carmignani.

All’epoca avevamo ascoltato e trascritto il video ufficiale. Sono meno di 20 minuti, vi invitiamo a guardarlo tutto, perché saremo costretti a parafrasare le parole di Fatica: la sua dizione e i suoi ragionamenti tortuosi non si prestano a una trascrizione letterale.

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Fonti Primarie: Intervista a Canzonieri 3/1/20

Non numeriamo più i post sulle fonti primarie perché il materiale uscito in questi mesi è davvero tanto. Come promesso in questo post, cominciamo a smaltirle partendo dalla più vecchia, che abbiamo scoperto solo di recente, ma che è importantissima perché sono parole di uno degli studiosi direttamente coinvolti nella traduzione Fatica, e vi compaiono quasi per la prima volta concetti che in seguito saranno ripetuti fino alla nausea:

Il Signore Degli Anelli: intervista a Giampaolo Canzonieri dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, da StayNerd, 3 gennaio 2020. Come si sa, Canzonieri è il curatore della traduzione Fatica. L’intervistatore è piuttosto critico, pur restando civile, e le risposte sono molto interessanti: vi consigliamo di leggerla tutta.

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