
Adesso sì che Aragorn e i suoi compagni sono pericolosi (oltre che mitici e remoti, come ben sappiamo). Salvate gli orsi!

Adesso sì che Aragorn e i suoi compagni sono pericolosi (oltre che mitici e remoti, come ben sappiamo). Salvate gli orsi!
— Dedicato ad Anna –
Dove sei? Chi per primo ha perso l’altro? Noi probabilmente, quando ricevemmo una tua (graditissima, ce l’abbiamo ancora sulla specchiera con una bandierina americana) cartolina delle Torri Gemelle e un mese dopo caddero, e ci venne un attacco di superstizione. E ci ricordammo solo dei brutti momenti, di quando ci guardavi dall’alto in basso perché eravamo credenti e nerd e malvestiti e tu eri bellissima e desiderata, e noi non avremmo mai avuto una vita. Avevi ragione.
Oggi sappiamo che quello non contava niente. L’unica cosa che conta è quel giorno in prima liceo nell’aula di scienze con lo scheletro vero nell’angolo e i banchi di legno in discesa perché non c’era posto altrove, noi con i quaderni di Chris Foss e tu seduta dietro. Vi piace la fantascienza? Anche a me! Star Trek! Mr. Spock! Star Wars! Il Signore degli Anelli!
Il Signore di cosa?…
Bam, regalo di compleanno. Vita cambiata.
Pomeriggi in piscina a sognare di essere Aragorn che attraversa l’Anduin trascinandosi dietro Gollum, inventando lo stile di nuoto Ramingo. Venerazione del film di Bakshi, tentando di decifrare le parole delle canzoni, disegnando il viso di Frodo. Noi che battiamo le dita sul tavolo e tu dici “Ma come siete patriottici”, ma non era Fratelli d’Italia, era il main theme del film. Noi che adoriamo tua mamma. Tu che a Pescara piangi per una litigata con tuo papà e noi seduti a guardarci, incapaci, stupidi, oggi ti abbracceremmo.
Senza di te non saremmo qui. Speriamo di ritrovarti, un giorno.
Tutto per un orsacchiotto di peluche.
(Sì, ci ricordiamo della tua cagnona Peluche.)
Il ritorno dei Figli di Feanor, e il Ritorno del Re in traduzione Fatica appena uscito. A ottobre uscirà la versione in volume unico con correzioni (vedi articolo AIST sottostante). Ci sarà da lavorare anche su quella, siamo curiosissimi, ma per ora stiamo lavorando sui volumi singoli. Non abbiamo commentato l’intervento virtuale di Fatica al Salone del Libro di Torino 2020; provvederemo. E bisogna sistemare le Pagine. Continueremo con la nostra serie di testimonianze sugli orsacchiotti e con la Rassegna Stampa degli arcani Forestali; ora dobbiamo concentrarci sul testo.
Volevamo tornare con un articolo fulminante, ma WordPress ci ha tagliato le gambe con il suo nuovo bellissimo editor a blocchi di cui non capiamo un beato cavolo. Nota per tutti i developer di programmi per blog: LASCIATE UN OPT OUT BEN VISIBILE. Vogliamo SCRIVERE, non creare un sito dinamico sull’assassinio di JFK con traiettorie mobili, diagrammi Google Earth di Dealey Plaza e foto 3d dell’autopsia, e contemporaneamente twittarli, whatsapparli e fare altre cose che neanche capiamo. SCRIVEREEEEEEEE!
Comunque. Siamo stati assenti tutto agosto per una piccola incomprensione riguardo a un altro lavoro, che si può riassumere così: Non promettete un saggio su ciò che non conoscete bene e magari non vi piace neanche. Esempio a caso, Terry Brooks.
Adesso è uscito il terzo volume del SdA in traduzione Fatica, che ancora non abbiamo letto. “Orrore, al rogo, non giudicate prima di aver letto bla bla…” Sì però ragazzi, se si viene a sapere che Fatica traduce pawing (“mettere le zampacce addosso” in traduzione Alliata, perfetto) come “palpeggiare”, non ha proprio l’orecchio sul linguaggio dei “ragazzini” a cui dichiara di rivolgersi (interviste Modena 2020 e Salone del Libro 2020). Con questa scelta di parole ha rovinato una scena BELLISSIMA e FONDAMENTALE, quella in cui Gollum quasi si converte.
Oddio, cosa dovevamo aggiungere? Ammettiamo di essere un po’ storditi, fra il superlavoro augustano, Telecom che fa il caxxo che gli pare con Internet, e il neurone collettivo che proprio non ci riesce. Potremmo cominciare con il più recente articolo di AIST, che ci permette di fare il punto sulla situazione:
https://www.jrrtolkien.it/2020/08/21/il-21-ottobre-il-volume-unico-del-signore-degli-anelli/
Qualche citazione:
La nuova traduzione di Ottavio Fatica de Il Signore degli Anelli meriterebbe già una storia a sé, viste tutte le polemiche nate addirittura un anno prima della sua pubblicazione, con accuse preventive, diversi incontri pubblici, di cui uno in Senato a Roma…
In Senato a Roma? Dettagli? Perché è così scandaloso? Che ne capisce il lettore ignaro?
… interventi sui quotidiani da parte della casa editrice e anche delle querele lanciate dalla traduttrice della precedente versione, Vittoria Alliata di Villafranca. Il tutto prima ancora di aver potuto leggere una sola riga della nuova traduzione.
(grassetto nostro)
All’epoca non avevamo letto semplicemente una sola riga, ma l’intera Poesia dell’Anello, scelta per pubblicizzare l’operazione. E’ piaciuta o meno, ma è stata la scelta più infelice come biglietto da visita. Fatica ha tradotto decentemente passi in prosa come il discorso di Gandalf a Frodo sulla pietà; proporci una nuova traduzione della più iconica delle poesie, nello stile ermetico e autoreferenziale di Fatica, non poteva non suscitare soprassalti.
Con l’uscita poi de La Compagnia dell’Anello, si sono aggiunte anche le lamentele di moltissimi lettori e appassionati di Tolkien, affezionati soprattutto alla vecchia nomenclatura. In alcuni casi a ragione, le critiche si sono concentrate su quei nomi cui i lettori erano abituati da 50 anni…
(grassetto nostro)
Meno male che aggiungono “a ragione”. Di nuovo è un fatto soggettivo – ripetiamo che a noi Samplicio piace – ma non è solo questione di abitudine. Bisogna considerare:
(Promettiamo un articolo a sè sui film, per esempio sul nome Ovestfalda, che è errato ma può essere lasciato così nel doppiaggio e corretto nel testo.)
“Soprattutto”, poi, non è vero. A parte i nomi, non ci sono piaciute neanche le traduzioni carenti (l’Earendil dimezzato), la vantata alternanza di registri completamente a caso (Gandalf che inizia quasi ogni frase con “Beh”), gli errori di comprensione dell’inglese (Canzone di Bilbo).
… e che hanno trovato la comprensione dello stesso traduttore che ha auspicato che anche il fan più tradizionalista – anche se conserva e ama la sua vecchia versione – possa dire: «Si capisce, è ben tradotta, il libro scorre…»
L’abbiamo già commentato; Fatica è stato ben più duro verso i “fan tradizionalisti”, chiamandoli per esempio “fan da curva sud” e molto altro.
La critica più frequente a Fatica è stata che no, il libro non scorre, se dopo un paio di paragrafi tradotti decentemente il lettore viene strappato dalla “volontaria sospensione dell’incredulità” con il piancito o la cotica, dove in Tolkien c’erano comunissimi floor e turf. Magari Fatica ci insegna parole nuove, che non è lo scopo di Tolkien, ma dal punto di vista dell’immersione nella lettura è come schiantarsi contro un muro di cemento.
Di rimando aggiungiamo l’ultimo articolo che critica la traduzione Fatica: La traduzione di Ottavio Fatica in Italia: come siamo giunti a questo? Utilissimo, e ora non possiamo commentarlo parola per parola.
Stay tuned. Aurë entuluva!
– Dedicato a Cla –
La tua esperienza, bambina. L’amica quasi d’infanzia, l’amica delle medie, quella con cui condividi le cotte per gli eroi immaginari, dormi nel lettone di tua zia con il televisore, punti la sveglia per guardare l’ultimo GP di Formula 1 sperando che vinca il vostro preferito, lei si riaddormenta e tu guardi e gioisci per due. L’amica che trova il ragazzo prima di te e le crisi di gelosia, ma poi ci rifai la pace perché tu e lei siete uguali. L’amica con cui viaggi per mezza Europa, a cui puoi dire “Ci vediamo a Schiphol” e lei è lì al terminal con l’altra complice.
L’amica che quando tu scopri il Signore degli Anelli diventa matta, può citare qualsiasi cosa quasi meglio di te, ma per qualche motivo si fissa su “Oh Tom Bombadil Tom Bombadillo”. E anche su “Fredda la mano il cuore e le ossa”. Poi succede la vita, le cose belle e brutte, la perdi di vista come tutti gli altri che non hai saputo coltivare.
Ma quel Whatsapp ogni sei mesi, quelle promesse di rivedervi sul mare. E tu sai MATEMATICAMENTE che quando vi troverete di fronte in stazione la prima frase sarà “Oh Tom Bombadil Tom Bombadillo”.
Poi citerete un’altra passione comune e un recente dolore: “E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.”
NO. Quei momenti non andranno perduti, non importa quanto ci venga ripetuto che sono orsacchiotti di peluche.
– Dedicato a Bro e Bombarda –
I fautori di Fatica rimangono sbalorditi quando quelli che non lo amano usano sarcasmo e autentici insulti. Per il sarcasmo ci siamo dentro anche noi; gli insulti li condanniamo, ma la rabbia è tanta.
Come mai? diranno subito i nostri piccoli lettori. Sarà per il cumulo di vetriolo accumulato su di noi da Fatica, lui stesso INSPIEGABILMENTE sbalordito dall’ostilità: fan da curva sud… fan tolkieniano iperfazioso, che difende il suo vecchio orsacchiotto di peluche… Si veda qui sopra alla voce “Premesse errate”. Ma soprattutto, sarà forse che con queste parole ha ferito a sangue i ricordi di migliaia, senza conoscerci, senza sapere cosa rappresentava per noi la traduzione Alliata, in un tempo in cui né noi né la traduzione avevamo alcuna colpa?
Adesso vi raccontiamo la storia di un orsacchiotto di peluche che non abbiamo avuto il coraggio di leggere in traduzione Fatica: la Canzone di Boromir, interpretata magistralmente nell’album The Starlit Jewel, con musica di Marion Zimmer Bradley. Ormai è dura trovarlo, ma su YouTube ci sono quasi tutti i brani, magari con sottotitoli in turco:
E’ la storia di un’amica che non vediamo da troppo tempo, di un cognato e nipote virtuali che ci mancano da morire. Di un amico che se n’è andato lasciando un vuoto enorme soprattutto per lei. Delle prime al cinema, con lei in costume da Boromir e noi in costume da… vergognarsi. Dei viaggi in macchina urlando la canzone a squarciagola. Delle recitazioni ad alta voce per far ridere gli amici con la nostra R arrotata: OH BOROMIR, LA TORRE DI GUARDIA SEMPRE A NORD RIVOLTA SARA’ / VERSO RAUROS, LE RAPIDE D’ORO, FINO ALL’ULTIMO DI’ CHE VERRA’. Scusate, ma se non c’eravate vi manca un’esperienza.
Una mezza vita. Uno dei pochi ricordi che quasi non ci portano dolore, semmai dolce malinconia e amore. Una delle poche parti del nostro passato che non abbiamo rovinato con la nostra stupidità e testardaggine.
MA CHE CAXXO DI ORSACCHIOTTO DI PELUCHE???